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sabato 14 novembre 2015

Spiegarlo i bambini

 

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"Perché esiste la guerra è una domanda a cui non si riesce mai a rispondere veramente,"

"È impossibile rispondere in quelle poche parole che di solito i genitori usano per rispondere a domande come questa.

E a scuola non ti insegnano di certo perché esiste la guerra.

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Siamo in guerra? Ora l’Isis arriva anche in Italia, a Roma? Possiamo uscire o è meglio stare in casa? Il weekend del terrore, con le notizie tragiche che arrivavano da Parigi, è finito, oggi si è tornati a scuola, ma il rientro alla normalità con i suoi riti - lo zaino, la colazione, il ripasso dei compiti - inevitabilmente non è quello di un lunedì qualunque. In famiglia c’è stato il primo tentativo di tranquillizzare i figli, poi stamattina agli insegnanti il non facile compito di rispondere alle domande, specie se i loro alunni sono i bimbi delle elementari, intorno ai 9-10 anni, quelli che fanno le domande più dirette e che nel loro semplificare ci possono mettere in difficoltà.

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Diciamo ai nostri bambini che loro stessi devono essere l’esempio della convivenza: la scuola, con i compagni che arrivano ormai da tante parti del mondo, è la testimonianza di come si può vivere insieme pur nella diversità di cultura. Bisogna conoscersi e parlarsi, queste sono le nostre risposte alla barbarie. Per bambini intorno ai 10 anni è poi fondamentale sentirsi protetti, anche concretamente, per questo abbracciarli è la cosa migliore e più semplice che possiamo fare. E poi uscire, essere normali, la vita continua e dal dolore di questi giorni può nascere l’amore, come si è visto per le tante manifestazioni di partecipazione e cordoglio in tutto il mondo. Chiudersi in casa, aver paura degli altri non serve se non a terrorizzarci di più.

lunedì 26 gennaio 2015

Bansky

 

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Il disegno qui sopra, creato in risposta all'attacco omicida alla rivista Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, viene attribuito all'artista Banksy
BUFALA. Il disegno è opera di Lucille Clerc

Da BUFALOPEDIA

banksy  è un artista e writer inglese.

Primo piano della morte a Bristol

È uno dei maggiori esponenti della street art. Il vero nome dell'artista non è noto. Si sa tuttavia con certezza che è cresciuto a Bristol. Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è da sempre lo stencil che, proprio con Banksy, è arrivato a riscuotere un successo sempre maggiore presso street artist di tutto il mondo. I suoi stencil hanno cominciato ad apparire proprio a Bristol, poi a Londra, in particolare nelle zone a nordest e a seguire nelle maggiori capitali europee, notevolmente non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensabili come le gabbie dello zoo di Barcellona.

http://instagram.com/banksy/

https://www.facebook.com/banksy

domenica 11 gennaio 2015

Libertè

 

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Due milioni in piazza. Parigi non ha paura.

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Nel momento dell'inizio della marcia contro il terrorismo il primo ministro francese Manuel Valls ha twittato tutti i nomi delle vittime degli attacchi di Parigi : Georges Wolinski, Bernard Verlhac detto Tignous, François-Michel Saada, Michel Renaud, Mustapha Ourrad, Ahmed Merabet, Bernard Maris, Clarissa Jean-Philippe, Philippe Honoré, Yoav Hattab, Yohan Cohen, Stéphane Charbonnier detto Charb, Elsa Cayat, Jean Cabut detto Cabu, Franck Brinsolaro, Philippe Braham, Frédéric Boisseau

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sabato 10 gennaio 2015

Charlie

 

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Je suis Charlie scritto sul braccialetto di riconoscimento di un neonato. Un messaggio di solidarietà e speranza lanciato da una mamma francese che ha voluto chiamare il proprio bimbo come il settimanale satirico Charlie Hebdo, dopo la strage costata la vita a 12 persone. Uno scatto che ha già raccolto migliaia di condivisioni e commenti sui social

je suis...

sette gennaio duemilaquindici

Intorno alle 11:30 del mattino, due individui mascherati e armati di kalašnikov sono entrati negli uffici del giornale, dichiarandosi affiliati di Al-Qaida e intimando alla disegnatrice Corinne Rey, tenuta in ostaggio assieme al figlio e poi rilasciata, di immettere il codice numerico per entrare nella sede di Charlie Hebdo. Hanno poi aperto il fuoco contro i dipendenti, gridando "Allah u Akbar" ("Allah è il più grande") e causando 12 vittime.

Successivamente sono fuggiti a bordo di una Citroën C3 di colore nero dopo aver ucciso Franck Brinsolaro, un poliziotto responsabile della sicurezza del giornale. Alla Boulevard Richard-Lenoir si sono imbattuti in un veicolo della polizia, sparandogli e uccidendo con un colpo alla testa un poliziotto ferito, Ahmed Merabet. Nei pressi della Porte de Pantin, hanno rubato un veicolo a un civile. La Citroën è stata abbandonata all'incrocio tra la Rue de Meaux e l'Avenue Secrétan nel XIX arrondissement di Parigi.

Dopo l'attacco, il livello di rischio terroristico nell'area è stato alzato, e lo scrittore Michel Houellebecq è stato posto sotto protezione della polizia, mentre i locali della casa editrice Flammarion, che avevano pubblicato il suo ultimo romanzo Sottomissione, sono stati evacuati per sicurezza. Il romanzo era stato protagonista dell'ultima copertina di Charlie Hebdo con una recensione favorevole.

Le vittime dell'attentato sono dodici

Undici sono invece le persone rimaste ferite:

  • Philippe Lançon, giornalista, gravemente ferito al volto[18][19]
  • Fabrice Nicolino, giornalista, colpito ad una gamba[20]
  • Laurent "Riss" Sourisseau, vignettista, ferito gravemente[21]
  • Simon Fieschi, webmaster, entrato in coma dopo essere stato ferito ad una spalla[22]
  • Sei agenti di polizia[23][14][24]
  • Un'autista, la cui vettura è stata colpita dai terroristi durante la fuga[25]

Tre membri del personale del giornale presenti alla riunione e un altro addetto alla manutenzione sono rimasti illesi. L'avvocatessa e scrittrice Sigolène Vinson, che si trovava nella redazione del giornale, ha raccontato che uno dei due terroristi le ha puntato l'arma alla tempia e le ha detto: "Non ti uccidiamo perché non uccidiamo le donne, ma tu leggerai il Corano". In realtà, tra le vittime dell'attentato vi è anche un donna.

Il presidente François Hollande, una volta giunto sul luogo della strage, ha parlato di "attentato terroristico di eccezionale barbarie" e ha promesso di trovare i colpevoli. Hollande ha poi aggiunto: "Siamo in un momento molto difficile, sono stati sventati diversi attentati di recente, e noi puniremo gli autori. Nessuno può pensare di agire in Francia contro i principi di libertà della nostra Repubblica"[46]. Il segretario generale dell'unione delle moschee di Francia, Mohammed Mraizika, ha detto: "Nulla, assolutamente nulla, può giustificare o scusare questo crimine"[47].

Hanno condannato l'attentato ed espresso solidarietà e vicinanza alla Francia il Consiglio di sicurezza dell'ONU, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del consiglio dei ministri italiano Matteo Renzi, il primo ministro britannico David Cameron, il primo ministro olandese Mark Rutte[49], il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro indiano Narendra Modi, il portavoce del presidente statunitense Barack Obama, Josh Earnest, il governo spagnolo, il governo turco e altri tra cui lo Stato del Vaticano e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, nonché la Lega Araba e l'Università Al-Azhar, massimo centro per gli studi sunniti.

Il leader del partito sciita Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha condannato l'evento definendo gli attentatori "takfir", ovvero apostati; secondo le sue parole essi hanno insultato l'Islam "anche più di quelli che hanno attaccato il messaggero di Dio attraverso libri che ritraevano il Profeta o facendo film ritraendo il Profeta o disegnando vignette sul Profeta.

originale je suis charlie

L'autore dello “slogan” è stato identificato dal  #jesuischarlie: si chiama Joachim Roncin ed è direttore artistico e giornalista musicale per la rivista Stylist. È il primo ad avere pubblicato questo logo su Twitter mercoledì a 11 h 52, a meno di un'ora dopo la sparatoria.

Egli sostiene inoltre la paternità di questa immagine in questo scambio con il giornalista Valérie Nataf. "Ho fatto questa immagine perché non ho parole", spiega Joachim Roncin.

"Io sono Charlie" è diventato la frase della solidarietà e dell'emozione dell'anonimo, celebrità, giornalisti, fumettisti, politiche di tutte le nazionalità.

‏A volte, lo slogan è diventato "I Am Charlie", in inglese, "Yo soy Charlie" in spagnolo oppure "Ich bin Charlie" in tedesco.

http://www.charliehebdo.fr

Io sono Charlie. Facebook