Questo è un luogo speciale, dedicato ai ragazzi, e non solo... Un luogo che si riempirà di suoni, colori, e tante storie: da leggere, da ascoltare, da cantare, da recitare e da disegnare insieme.
La passione è uno strumento di difesa della ragione. Perché non basta avere ragione: bisogna anche, appassionatamente, difenderla.
Sgarbi: Pasolini, gli imitatori allibiti, il finto Salvator Mundi, La parola da lui coniata”depensante” e non poteva mancare l’appellativo “Capra” al nostro Grifone più Rock ì. Altro che “DISCÀRO” .
La canzone è dedicata alla nonna di Zucchero (che di nome fa Diamante Alduini Fornaciari). La storia del testo è ambientata nel dopoguerra, Zucchero immagina i suoi nonni e la loro famiglia che si ritrovano nel loro paesino natìo, con una guerra finita e un cumulo di macerie. E' una Domenica mattina, e la nonna di Zucchero osserva il duro lavoro dell'uomo che riesce a ricostruire dal nulla (fa fiorire i nevai), immersa nel verde della ...sua campagna. Molto simbolico è il fatto che Diamante veda passare per mano "soldati e spose", ovvero neomogli e neomariti, questi ultimi sposati in uniforme, essendo essa l'unico vestito "elegante" che avevano. La canzone finisce con uno sconforto iniziale del nonno (Adelmo), che però si fa forza, dicendo a se stesso che "i bimbi grandi non piangono", e il sostegno che gli dà la nonna chiamandolo, invitandolo a ricominciare insieme: "Delmo,Delmo, vin'a cà.."
«Borrowed Time» è stato diretto, scritto e animato nei ritagli di tempo da Lou Hamou-Lhadj e Andrew Coats, due animatori della Pixar. Per realizzare il cortometraggio, che si rivolge ad un pubblico adulto e vuole esprimere concetti profondi, ci hanno messo cinque anni. La trama? Sembra un western, ma non lo è. C'è tanta tensione e pochissime parole. Il corto ha vinto numerosi premi e riconoscimenti nei festival in giro per il mondo. Le musiche sono firmate dal Premio Oscar Gustavo Santaolalla. «Il nostro obiettivo era creare qualcosa che andasse contro lo stereotipo del cartone animato» hanno spiegato i due. «Volevamo un film ‘più adulto', dimostrare che l'animazione può raccontare qualsiasi storia. I nostri personaggi non sono edifici da costruire con i mattoni, ma creature in tutto e per tutto viventi
Before the Flood, Punto di non ritorno nella sua versione italiana ), è un documentario diretto dal regista Fisher Stevens, che vede Leonardo DiCaprio viaggiare in ogni angolo del mondo incontrando autorità e personaggi illustri per comprendere e spiegare il fenomeno del climate change, le sue attuali conseguenze e i possibili catastrofici scenari futuri, da scongiurare attraverso un’azione decisa, immediata e collettiva, da attuare su scala globale.
“Non possiamo permetterci, in questo momento critico della storia, di avere leader che non credono nella scienza moderna dei cambiamenti climatici”
Folle, scorretto, sopra le righe. Non ha niente in comune con i soliti spot di profumi il video pubblicitario per la nuova fragranza di Kenzo: diretto dal regista Spike Jonze, famoso per aver diretto "Essere John Malkovich", "Il ladro di orchidee" e "Her", è progettato per tenere incollato allo schermo lo spettatore. Nel filmato, della durata di circa quattro minuti, l'attrice Margaret Qualley si lancia andare a smorfie e a balli scatenati.
Il video si intitola "My mutant Brain": si apre con Qualley che si allontana all'improvviso da una cena noiosa ed elegante, ballando in modo liberatorio, come se fosse posseduta. La musica, dal ritmo trascinante, è stata composta da Sam Spiegel, fratello di Jonze, e Ape Drums. La coreografia è stata curata da Ryan Heffington, lo stesso del videoclip Chandelier di Sia.
“I spent two weeks in Paris this summer exploring the city and capturing many of the touristy things to do. I shot all time and hyper-lapses on a Sony A7s with three lenses (Canon 16-35mm f/2.8, Canon 24-105mm f/4, and Tamron 150-600mm f/5-6.3). All shots were done either handheld or on a tripod.”
Action Movie Kid is the family-friendly channel where imaginations REALLY come to life - sometimes quite destructively. James and Sophia are amazing children with who end up in extraordinary situations with their parents along for the ride. We love Star Wars, Super Heroes, and just good old fashioned cardboard boxes. This channel is for anyone young or old with an imagination.
…qualche anno fa, a ventisette anni il pianista russo ha dominato il premio Internazionale di Esecuzione pianistica “Antonio Napolitano” Città di Salerno, eseguendo Tchaikowsky e Saint Saens.
Sapevate che…Per il ruolo di Molly venne inizialmente convocata Meg Ryan, che però si rifiutò di valutare la parte. Sempre per il ruolo di Molly venne fatta l’audizione anche ad una giovanissima Nicole Kidman. Demi Moore arrivò solo in seguito. Si dice che Demi Moore alla fine fu scelta tra le tante candidate perché aveva un dono: riusciva a piangere spontaneamente da entrambi gli occhi. Patrick Swayze venne, invece, scelto dal regista Jerry Zucker perché era un "macho sensibile". Questa considerazione nacque a seguito della visione di un'intervista a Patrick Swayze, durante la quale l'attore si era commosso parlando del padre. Whoopi Goldberg venne scelta dallo stesso Zucker per il ruolo di Oda Mae grazie all'intervento di Patrick Swayze, che era un suo fan accanito. Fu proprio la Goldberg ad aggiudicarsi uno dei due Oscar andati al film “Ghost”: quello di Miglior Attrice non protagonista (che le valse anche un Golden Globe) e quello della Miglior Sceneggiatura Originale a Bruce Joel Rubin. Le voci di bambini riprodotte al rallentatore sono le inquietanti voci di sottofondo che è possibile sentire durante alcune scene del film. La parodia di Ghost, visibile in una scena del tornio molto diversa dall'originale, è presente nel film “Una pallottola spuntata 1 e 1/2; l’odore della paura” con Leslie Nielsen. Il regista David Zucker volle omaggiare in modo divertente il fratello Jerry Zucker.
Al grido di Yes, I can!, atleti e musicisti cantano e mostrano che i loro handicap non sono affatto ostacoli, ma solo un modo alternativo di vivere il mondo. La loro determinazione, la voglia di farcela e di partecipare è più forte di qualsiasi difficoltà o pregiudizio.
I Giochi paralimpici sono l'equivalente dei Giochi olimpici per atleti con disabilità fisiche. Pensati come Olimpiadi parallele, prendono il nome proprio dalla fusione del prefisso para con la parola Olimpiade e i suoi derivati. La prima edizione riconosciuta come tale si disputò nel 1960 in Italia. Le Paralimpiadi di Rio 2016 (Jogos Paralímpicos de Verão 2016) saranno la quindicesima edizione dei giochi estivi dedicati ad atleti con disabilità, e si svolgeranno a Rio de Janeiro (Brasile) dal 7 settembre al 18 settembre 2016. Ad affrontarsi nelle 23 discipline paralimpiche, saranno oltre 4.300 atleti provenienti da 176 Paesi del mondo. Da questa edizione entrano negli sport paralimpici la canoa e il Triatlon. Le prossime Paralimpiadi saranno a Tokyo, Giappone per la XVI edizione estiva nel 2020.
Il trailer inglese We are superhumans per le prossime paralimpiadi di Rio, unisce con la gioiosa leggerezza british artisti ed atleti con disabilità sulle note di Yes, I can di Sammy Davis Jr, del 1968, registrata in questa nuova versione nei celeberrimi Abbey Road Studios.
Il favoloso mondo di Amélie è un film del 2001 scritto e diretto da Jean-Pierre Jeunet e interpretato da Audrey Tautou. Negli anni il film è diventato un cult, apprezzato dai critici e da gran parte del pubblico per alcune sue stravaganze. Un video pubblicato da qualche giorno su Vimeo mostra invece alcuni aspetti tecnici del film: le inquadrature simmetriche e i movimenti di camera caratterizzati da grandi zoom e da spostamenti molto veloci (di solito in avanti, ma non solo). La musica che si sente nel video è del polistrumentista francese Yann Tiersen, autore della colonna sonora del film.
È la 3° giornata dei calzini spaiati per tutti, per colorare un po' il mondo, i piedi, il Cuore. Un evento che ormai è popolarissimo su Twitter tanto che l'hastagh (#calzinispaiati) è uno trending topic
Presentato 'fuori concorso' al "Giffoni Film Festival" 2014. Tratto dal libro de La Pina "Il pianeta dei calzini spaiati", Add Editore Torino, 2013
Anche Vinicio Capossela ha dedicato ai calzini spaiati una canzone, con una splendida metafora. Nella canzone "Il Paradiso dei calzini" l'autore dice:
"Dove vanno a finire i calzini, quando perdono i loro vicini, dove vanno a finire beati, i perduti con quelli spaiati, quelli a righe mischiati con quelli a pois, dove vanno nessuno lo sa".
…si tratta della storia di Malak, una bimba siriana fuggita dal suo paese assieme alla madre. Nel filmato, realizzato come fosse un cartone animato, la protagonista, che raffigura Malak, racconta il viaggio.
"Malak and the boat. A journey from Syria", ossia "Malak e la barca. Un viaggio dalla Siria", questo il titolo. In sottofondo la bambina racconta il percorso: "Una volta che siamo saliti, l'acqua ha cominciato ad entrare nella barca" dice Malak. "Avevo molto molto freddo" dice ancora, e poi "ero molto molto spaventata".
"Avevo molti amici, ma ora qui non c'è più nessuno", conclude la voce. L'immagine mostra una panoramica della barca con la bambina rimasta da sola. La sua storia era già stata raccontata dall'Unicef in questo video.
Quello che io e Paola Cortellesi abbiamo voluto fare con questo spettacolo è ridare credibilità a Maria Callas, una donna che è stata colpita e giudicata per la sua vita privata ricca di passioni e vicende impossibili.
Per troppo tempo la critica è entrata a piedi giunti nelle sue vicende, nei suoi affetti personali; quindi io e Paola abbiamo cercato di metterci in pari con la cronaca, raccontando quel che è successo in quegli anni travagliati e interpretando proprio Maria Callas e Giovanni Battista Meneghini: i principali protagonisti, insieme ad Onassis, di questa favola al limite del grottesco e dell’assurdo.
Dario Fo: Io l’ho conosciuta la Callas. Io me la ricordo Maria, avevo vent’anni quando l’ho vista per la prima volta, ero alla Scala qui a Milano, mi trovavo, insieme ad altri compagni dell’Accademia di Brera in palcoscenico, arrampicato su un’impalcatura: stavamo rinfrescando le scenografie e in quel momento ecco che sotto di noi passa una ragazza che tranquillamente attraversa tutto il palco come se stesse passeggiando in piazza. E io, di lassù, subito mi sono messo a gridare: “Ma sei pazza? Che fai, incosciente?! Passi qua sotto? Qui stanno spostando dei tiri con appese tonnellate di materiale, se si stacca una di quelle sagome ti schiaccia. Ma dove vuoi andare?!”
Paola Cortellesi: “Mah… io andavo in proscenio perché ho una prova con il Maestro d’orchestra”.
Dario Fo: “Corri via di lì!” In quel momento ecco che arriva il direttore di scena e le offre il braccio e le dice: “Venga via signora Callas!” e la porta in proscenio. Dopo un po’ la sentiamo cantare. Era stupenda. Noi ragazzi di lassù scendiamo dall’impiantito e quatti quatti ci mettiamo in quinta ad ascoltarla, era qualcosa di incantevole… una voce incredibile, al punto che non era ancora finito il pezzo che noi siamo esplosi in un applauso scrosciante. Il direttore fuori di sé: “Ma come vi permettete?! Interrompere una prova! Chi siete voi? Fuori di qua!”.
E ci ha cacciati via come fossimo dei guardoni assatanati.
È morto Luca De Filippo, il “carissimo amico” di Eduardo.
Prendersi la confidenza, a Napoli, significa diventare invadenti, quasi maleducati; dire e fare cose che non abbiamo il diritto né di dire, né di fare. Chiamare qualcuno per nome, per esempio, è “prendersi la confidenza”. Ma quando quel qualcuno è un qualcuno conosciuto, famoso per qualcosa, chiamarlo per nome è un dovere: perché riconosce il suo stato, quello che ha fatto, chi è diventato. E quindi è un dovere per i napoletani chiamare Luca De Filippo solo Luca. Così come è un dovere chiamare Eduardo De Filippo Eduardo, Massimo Troisi solo Massimo, Antonio De Curtis solo Totò. E basta questo per capire chi fosse, veramente, Luca De Filippo. Per dire cosa rappresentasse.
Era nato a Roma. Ma era pure napoletano, nato e cresciuto sui palchi, dietro le quinte, vicino al padre mentre scriveva, recitava, andava in tournée per teatri. Ricordarlo oggi solo come “il figlio del grande Eduardo” è una carognata. Un’ingiustizia. Mancanza non solo di tatto ma pure di conoscenza. Perché per Luca la memoria di suo padre non è mai stato qualcosa con cui fare i conti e confrontarsi; era, invece, un punto da cui partire.
Ha portato in giro per teatri le commedie di Eduardo e di Scarpetta, ha interpretato tanti grandi autori, ed è stato sempre sé stesso; ha lasciato che anche altri potessero rappresentare le opere di suo padre, senza intervenire, senza mai dire la sua. Era un capocomico, un attore dialettale. Con gli anni, si era appesantito, era cambiato; il fisico asciutto di quando interpretava Tommasino accanto ad Eduardo era scomparso, leggermente piegato alle spalle dall’età. Il viso si era incavato. Erano usciti fuori gli zigomi, e la fronte, nella stempiatura dei capelli, si era fatta alta. Quando parlava, parlava con la voce di Eduardo.
L’ultima volta che l’ho visto, durante la prima de La Grande Magia al teatro San Ferdinando di Napoli, sono rimasto sinceramente stupito: perché quello che vedevo sul palco, che si muoveva, che sgranava gli occhi, che apriva la bocca e muoveva le mani, era Luca ed era anche, allo stesso tempo, Eduardo. La dignità dell’attore, del regista e del drammaturgo. Gli occhi che si chiudono, le pause che vengono recitate; il pubblico che sta lì, il fiato sospeso, rapito.
Luca esordì giovanissimo, a sette anni, nel ruolo di Peppeniello in Miseria e Nobilità. Quando venerdì s’è diffusa la notizia della sua morte, sono andato subito a recuperare il video, un bianco e nero tremolante e una pessima messa a fuoco in cui si riconosce Eduardo solo per la voce – ripete a intervalli quasi regolari “è vero” – e per certi movimenti che fa con la testa, le mani e le spalle.
«Luca stasera farà Peppeniello in Miseria e Nobiltà», dice De Filippo; accanto a lui c’è un bambino di sette anni che ha perso tutti i denti. «Avrà pure lui la stessa pedana di lancio», perché era una tradizione iniziare così, con Miseria e Nobilità e il ruolo che Scarpetta scrisse per uno dei suoi figli, Vincenzo. «È preparato ma non è un ragazzo prodigio. È un ragazzo come tutti quanti gli altri. Però ha vissuto con il suo papà, dietro le quinte, ha vissuto accanto a me quando scrivo le commedie, lui mi fa compagnia. Ed è stato veramente un dono che io ho avuto dal Signore. Perché veramente è un mio carissimo amico, questo qua». Un buffetto sulla testa e la platea dell’Odeon di Milano, anno 1955, applaude.
Si ripetono le opere, gli impegni; si ripetono chi era, con chi era sposato, figlio di quale scuola fosse. E quello che dovrebbe essere un momento per omaggiare, diventa un momento come un altro: grigio, didascalico, opaco. Luca era uno dei grandi del teatro non solo napoletano, ma italiano. Era un gigante, come suo padre. Dava voce a quella tradizione che ci è tanto cara, a quelle opere che ci hanno tenuto e ci tengono compagnia, riproposte a intervalli regolari in televisione. Era uno che, per Napoli, si spendeva e si impegnava. Faceva di tutto per aiutarla. Ed è così che Luca andrebbe ricordato: per chi era, per quello che faceva; non per chi di era il figlio.
'Eccolo qua il Natale (una notte tra tante)', la canzone di Natale che Cesare Cremonini ha scritto per Radio Deejay.
Il brano scritto per le Feste Natalizie della radio, di cui esistono due versioni una interamente cantata da Cremonini e una cantata dagli speaker di Radio Deejay (Luciana Littizetto, Fabio Volo, Alessandro Cattelan, Linus e molti altri) e Cremonini, sembra essere già diventata la canzone del Natale 2015. Il ricavato delle vendite della canzone sarà devoluto dalla radio interamente ai bambini del Dynamo Camp.
AirPano, un collettivo di fotografi russi sorvola le grandi città e le aree selvagge della Terra scattando foto spiazzanti. Ecco il mondo visto da droni, aerei, elicotteri e mongolfiere.
In honor of the Super Bowl, Jimmy and the Roots join Carrie Underwood, Sam Smith, Ariana Grande, Blake Shelton, Usher, Meghan Trainor, One Direction and Christina Aguilera for an a cappella version of "We Are The Champions."