Questo è un luogo speciale, dedicato ai ragazzi, e non solo... Un luogo che si riempirà di suoni, colori, e tante storie: da leggere, da ascoltare, da cantare, da recitare e da disegnare insieme.
Ron insieme a: Arisa, Biagio Antonacci, Bianca Atzei, #kekkosilvestre, Elio e le Storie Tese, Emma Marrone, Ffrancesco De Gregori, Francesco Renga, Gigi D'Alessio, Giuliano Sangiorgi, Giusy Ferreri, Lorenzo Jovanotti Cherubini, La Scelta, Loredana Bertè, Lorenzo Fragola, Luca Barbarossa, Lucio Dalla, Malika Ayane, Marco Mengoni, Mario Biondi, Max Pezzali, Nek Official, Neri Marcorè, Niccolò Fabi, Pino Daniele, Syria.
«Cantare insieme a tutti questi miei colleghi "Una città per cantare" mi ha fatto capire quanto si potrebbe fare credendo tutti insieme in qualcosa, nello stesso istante – dichiara Ron – Mi piacerebbe che le radio, con la loro grande forza, provassero a trasmettere all’unisono questo sentimento proprio nello stesso istante, trasmettendo il brano proprio allo scoccare della mezzanotte del 3 marzo. In questo modo, potremmo raggiungere tanta gente e vincere persino l'indifferenza, toccando con la nostra voce anche le case con un malato di Sla».
Non c'è dubbio che questa foto di gruppo di Sanremo non abbia pari al mondo, l'illustrazione realizzata da Paolo Campinoti per lo storico settimanale Topolino è strepitosa. Ci divertiamo a riconoscere i Campioni in gara in questa divertentissima versione disneyana.
Quello che io e Paola Cortellesi abbiamo voluto fare con questo spettacolo è ridare credibilità a Maria Callas, una donna che è stata colpita e giudicata per la sua vita privata ricca di passioni e vicende impossibili.
Per troppo tempo la critica è entrata a piedi giunti nelle sue vicende, nei suoi affetti personali; quindi io e Paola abbiamo cercato di metterci in pari con la cronaca, raccontando quel che è successo in quegli anni travagliati e interpretando proprio Maria Callas e Giovanni Battista Meneghini: i principali protagonisti, insieme ad Onassis, di questa favola al limite del grottesco e dell’assurdo.
Dario Fo: Io l’ho conosciuta la Callas. Io me la ricordo Maria, avevo vent’anni quando l’ho vista per la prima volta, ero alla Scala qui a Milano, mi trovavo, insieme ad altri compagni dell’Accademia di Brera in palcoscenico, arrampicato su un’impalcatura: stavamo rinfrescando le scenografie e in quel momento ecco che sotto di noi passa una ragazza che tranquillamente attraversa tutto il palco come se stesse passeggiando in piazza. E io, di lassù, subito mi sono messo a gridare: “Ma sei pazza? Che fai, incosciente?! Passi qua sotto? Qui stanno spostando dei tiri con appese tonnellate di materiale, se si stacca una di quelle sagome ti schiaccia. Ma dove vuoi andare?!”
Paola Cortellesi: “Mah… io andavo in proscenio perché ho una prova con il Maestro d’orchestra”.
Dario Fo: “Corri via di lì!” In quel momento ecco che arriva il direttore di scena e le offre il braccio e le dice: “Venga via signora Callas!” e la porta in proscenio. Dopo un po’ la sentiamo cantare. Era stupenda. Noi ragazzi di lassù scendiamo dall’impiantito e quatti quatti ci mettiamo in quinta ad ascoltarla, era qualcosa di incantevole… una voce incredibile, al punto che non era ancora finito il pezzo che noi siamo esplosi in un applauso scrosciante. Il direttore fuori di sé: “Ma come vi permettete?! Interrompere una prova! Chi siete voi? Fuori di qua!”.
E ci ha cacciati via come fossimo dei guardoni assatanati.
È morto Luca De Filippo, il “carissimo amico” di Eduardo.
Prendersi la confidenza, a Napoli, significa diventare invadenti, quasi maleducati; dire e fare cose che non abbiamo il diritto né di dire, né di fare. Chiamare qualcuno per nome, per esempio, è “prendersi la confidenza”. Ma quando quel qualcuno è un qualcuno conosciuto, famoso per qualcosa, chiamarlo per nome è un dovere: perché riconosce il suo stato, quello che ha fatto, chi è diventato. E quindi è un dovere per i napoletani chiamare Luca De Filippo solo Luca. Così come è un dovere chiamare Eduardo De Filippo Eduardo, Massimo Troisi solo Massimo, Antonio De Curtis solo Totò. E basta questo per capire chi fosse, veramente, Luca De Filippo. Per dire cosa rappresentasse.
Era nato a Roma. Ma era pure napoletano, nato e cresciuto sui palchi, dietro le quinte, vicino al padre mentre scriveva, recitava, andava in tournée per teatri. Ricordarlo oggi solo come “il figlio del grande Eduardo” è una carognata. Un’ingiustizia. Mancanza non solo di tatto ma pure di conoscenza. Perché per Luca la memoria di suo padre non è mai stato qualcosa con cui fare i conti e confrontarsi; era, invece, un punto da cui partire.
Ha portato in giro per teatri le commedie di Eduardo e di Scarpetta, ha interpretato tanti grandi autori, ed è stato sempre sé stesso; ha lasciato che anche altri potessero rappresentare le opere di suo padre, senza intervenire, senza mai dire la sua. Era un capocomico, un attore dialettale. Con gli anni, si era appesantito, era cambiato; il fisico asciutto di quando interpretava Tommasino accanto ad Eduardo era scomparso, leggermente piegato alle spalle dall’età. Il viso si era incavato. Erano usciti fuori gli zigomi, e la fronte, nella stempiatura dei capelli, si era fatta alta. Quando parlava, parlava con la voce di Eduardo.
L’ultima volta che l’ho visto, durante la prima de La Grande Magia al teatro San Ferdinando di Napoli, sono rimasto sinceramente stupito: perché quello che vedevo sul palco, che si muoveva, che sgranava gli occhi, che apriva la bocca e muoveva le mani, era Luca ed era anche, allo stesso tempo, Eduardo. La dignità dell’attore, del regista e del drammaturgo. Gli occhi che si chiudono, le pause che vengono recitate; il pubblico che sta lì, il fiato sospeso, rapito.
Luca esordì giovanissimo, a sette anni, nel ruolo di Peppeniello in Miseria e Nobilità. Quando venerdì s’è diffusa la notizia della sua morte, sono andato subito a recuperare il video, un bianco e nero tremolante e una pessima messa a fuoco in cui si riconosce Eduardo solo per la voce – ripete a intervalli quasi regolari “è vero” – e per certi movimenti che fa con la testa, le mani e le spalle.
«Luca stasera farà Peppeniello in Miseria e Nobiltà», dice De Filippo; accanto a lui c’è un bambino di sette anni che ha perso tutti i denti. «Avrà pure lui la stessa pedana di lancio», perché era una tradizione iniziare così, con Miseria e Nobilità e il ruolo che Scarpetta scrisse per uno dei suoi figli, Vincenzo. «È preparato ma non è un ragazzo prodigio. È un ragazzo come tutti quanti gli altri. Però ha vissuto con il suo papà, dietro le quinte, ha vissuto accanto a me quando scrivo le commedie, lui mi fa compagnia. Ed è stato veramente un dono che io ho avuto dal Signore. Perché veramente è un mio carissimo amico, questo qua». Un buffetto sulla testa e la platea dell’Odeon di Milano, anno 1955, applaude.
Si ripetono le opere, gli impegni; si ripetono chi era, con chi era sposato, figlio di quale scuola fosse. E quello che dovrebbe essere un momento per omaggiare, diventa un momento come un altro: grigio, didascalico, opaco. Luca era uno dei grandi del teatro non solo napoletano, ma italiano. Era un gigante, come suo padre. Dava voce a quella tradizione che ci è tanto cara, a quelle opere che ci hanno tenuto e ci tengono compagnia, riproposte a intervalli regolari in televisione. Era uno che, per Napoli, si spendeva e si impegnava. Faceva di tutto per aiutarla. Ed è così che Luca andrebbe ricordato: per chi era, per quello che faceva; non per chi di era il figlio.
In honor of the Super Bowl, Jimmy and the Roots join Carrie Underwood, Sam Smith, Ariana Grande, Blake Shelton, Usher, Meghan Trainor, One Direction and Christina Aguilera for an a cappella version of "We Are The Champions."
La catena di grandi magazzini inglesi John Lewis ha diffuso su internet il suo spot per Natale: racconta di una bambina che, osservando la Luna con il telescopio, si accorge che è abitata da un uomo anziano, molto solo.
La bambina cerca di attirare la sua attenzione e comunicare con lui, ma ovviamente non riesce, e continua a vedere la sua tristezza e solitudine. Per Natale riesce a inviargli un telescopio, e lo spot si chiude con i due che si guardano e si salutano a distanza.
This is the story of a young girl called Lily. Looking at the moon through her family telescope one night, she is amazed at what she finds, a man on the moon. Lily watches on as our man goes about his chores, all alone up there. She becomes determined to get something to the moon, to send him a message and show him that someone down here is thinking of him. The music is ‘Half the World Away’ performed by Aurora, the original song was by Oasis.
Lo spot, è accompagnato dalla musica di Half a World Away degli Oasis, quasi irriconoscibile nella versione della cantante norvegese Aurora.
Vi siete mai chiesti quali sono gli effetti del doppiaggio su un dialogo in napoletano? Gomorra la serie è stata distribuita in 120 paesi e doppiata in molte lingue.
Avete mai pensato di riascoltare i classici dance degli anni ’90 eseguiti da una orchestra sinfonica? La BBC è riuscita convincendo l’”Heritage Orchestra” a suonare hit del passato come “9pm (Till I Come)” degli ATB o “Lola’s Theme” degli Shapeshifter e altre durante una serata dei “The Proms” alla Royal Halbert Hall di Londra. L’orchestra ha reso omaggio alla musica house in una serata indimenticabile che ha spezzato il calendario del festival di musica classica: “Quando siamo arrivati a brani come ‘Right Here, Right Now’ di Fatboy Slim mi tremavano le braccia”, ha detto la violinista Kerenza Peacock.
Quando entra nella sala stampa del Giffoni Film Festival per incontrare i giornalisti, tutti rimangono con il fiato sospeso per qualche secondo: a prima vista sembra di trovarsi di fronte proprio Pietro Savastano, il terribile boss del clan criminale protagonista di Gomorra. La fisicità imponente è quella, il taglio di capelli anche, visto che l’attore è impegnato in questi giorni proprio sul set della seconda stagione della serie prodotta da Sky. Appena comincia a parlare però, si capisce subito che di fronte si ha una persona completamente diversa: Fortunato Cerlino sorride spesso, scherza, racconta aneddoti e perfino la voce, molto meno profonda e ansimante di quando si trasforma in Pietro, è completamente diversa.
Dal periodo trascorso in Italia cosa ti è rimasto? «Mi hanno colpito alcuni gruppi o cantanti famosi in Italia come i Negramaro o Jovanotti. Difficile però tracciare con una unica pennellata tutta la cultura italiana. Napoli è ben diversa da Venezia che è ancora diversa dalla Toscana, dove ho abitato io. E poi il cibo. La cucina italiana è la migliore al mondo».
Ha terminato le repliche del musical "Ediwig and the Angry Inch" a Broadway e subito si appresta a volare in Italia. Darren Criss, star di "Glee", girerà infatti nel nostro paese il film "Smitten", commedia romantica che segnerà il debutto alla regia di Barry Morror, sceneggiatore Premio Oscar per ‘Rain Man’.
un film girato in Italia a partire dal lunedì 20 luglio, Criss interpreterà un giovane fashion executive americano rapito da tre maldestri mafiosi e nascosto in un paesino tra le alpi, dove ben presto sboccerà l’amore con la gente del posto. Nel cast ci saranno anche Madalina Ghenea (che abbiamo visto nell’ultimo film di Paolo Sorrentino, “Youth”) e Angela Molina.
Il film sarà girato interamente in Italia: quattro settimane a Malga Fane, idilliaco villaggio alpino del Trentino Alto Adige, e poi la produzione si trasferirà a Roma per altre tre settimane. Ma tra una ripresa e l’altra Darren ha trovato anche il tempo di fare tappa al Giffoni Experience, dove il 24 luglio ha partecipato ad un Meet & Greet con i suoi numerosi fan.
robertosaviano_official Grazie @lorenzojova per avermi portato al tuo concerto! Erano anni che non partecipavo a una festa. Mi hai fatto sentire libero per un po'.
Il film di Lorenzo negli stadi. Il concerto Il backstage La gente Le prove La storia del concerto dell'anno!