sabato 26 luglio 2014

Troisi, Santi & Madonne…

 

Col Maestro Ferzan Ozpetek

I Piccoli Grifoni, Ozpetek, Troisi, i Santi e le Madonne e la musica della sua vita...

Ferzan Özpetek saluta così i giurati Generator raccolti in sala Truffaut sotto il tema Be Different:

"Essere diversi dagli altri è importantissimo; uscire e restare fuori dal gregge vuol dire far centro nella vita"

dice il regista che elenca tutte le volte in cui ha mantenuto ferme le proprie scelte artistiche di fronte alle proposte dei produttori.

da Cineblog

#abbestia !!!

 

ruffini

Dopo le "barzellette" in sala stampa in cui mi sono sentita un pò Alberto Sordi ne "Il Vigile" abbiamo finalmente potuto avvicinare Paolo Ruffini. Abbestia!!! Come avrebbe detto lui...

la mamma Grifona

Paolo Ruffini - Sito Ufficiale

venerdì 25 luglio 2014

Cover …cup

 

sarah

Ehi ragazzi! Questo è il mio arrangiamento originale ufficiale dei "Royals"di Lorde …meraviglioso! Sentitevi liberi di utilizzare il mio arrangiamento come ispirazione per fare un video, basta ricordarsi di taggare  e ricordati di inviarmi il tuo link così posso controllare!     SARAH

e sotto la versione originale.

Il talento di Lorde merita di essere concretamente riconosciuto e valorizzato. Perché le sue canzoni electro non fanno sicuramente i suoi sedici anni e perché la sua voce avvolgente e languida passa dalle alte alle basse frequenze con profondità e sensibilità. E se la sua prima hit s’intitola “Tennis Court”, la giovane ragazza è in grado di vincere svariati match visto che è in attività musicale da quando ha compiuto dodici anni. Un particolare questo che spiega il suo modo di scrivere canzoni, già perfettamente formato e sofisticato tanto da poter essere accostato a quello di una Lily Allen o di una Lana Del Rey. Al liceo di Takapuna, la giovane musicista si chiama Ella Yelich-O’Connor.  Per le classifiche è semplicemente Lorde.

giovedì 24 luglio 2014

Sapore di Istanbul

 

ferzan-ozpetek

…in Turchia i bambini sotto i sette anni non potevano entrare nei cinematografi. E io invidiavo i miei fratelli, che avevano il permesso di andarci…

Ferzan Ozpetek ci racconta la sua Istanbul. Anzi, le sue Istanbul. Plurale. Quella dei suoi ricordi, e quella di oggi. Lo fa lasciando per la prima volta la macchina da presa, e scrivendo: "Rosso Istanbul", appena uscito per Mondadori, è un piccolo libro in bilico perfetto tra passato remoto e presente accelerato, storie e destini e autobiografia che si sfiorano e si intrecciano, come nei suoi film.
Rosso Istanbul: è questo, allora, il colore della sua città? "E’ il colore dello smalto scarlatto che mia madre, ora quasi novantenne (a proposito: è lei, in una foto anni Cinquanta, la bella, misteriosa donna in copertina), vuole ancora sulle mani. E’ il rosso dei carrettini dei venditori ambulanti di "simit": le ciambelle calde ricoperte di sesamo che sono la prima cosa che compro quando arrivo. Il rosso fiammante dei vecchi tram: ne è rimasto solo uno, dove salgono i turisti, a Istiklal Caddesi. Il rosso dei melograni spremuti per strada. Ma anche il rosso di un abito semplice, rivoluzionario, di una ragazza da sola contro gli idranti della polizia, durante le proteste di Gezi Park: un’immagine che ho ancora negli occhi. E che è nelle pagine del mio libro. Con orgoglio: l’orgoglio di vedere ragazzi e ragazze del mio Paese ribellarsi, alzare la testa, e in modo creativo. Quello che vorrei vedere, di più, più forte, più spesso, anche in Italia". Una metropoli che cambia a velocità accelerata: la segue da vicino, o da lontano? "Istanbul non l’ho mai lasciata. Ci torno almeno ogni due mesi, soprattutto per trovare mia madre: anche a lei, ai suoi segreti, alla sua malinconia, è dedicato il libro. Ma è come se avessi due patrie, due città: Roma, e Istanbul. Non a caso uno dei tanti nomi della mia città, oltre a Costantinopoli, Bisanzio, e ancora "Dersaadet" o "Bab-i Ali", la porta della felicità o la porta sublime, è proprio "la seconda Roma". Che dire? Era destino".
Era destino, forse, che Ozpetek venisse in Italia, ad appena diciassette anni, a studiare cinema, anche se il padre, che aveva acconsentito ad aiutarlo, gli aveva proposto l’America. Era destino che vivesse sempre in bilico tra la prima e la seconda Roma, scenario e nutrimento continuo anche dei suoi film. Ma della Istanbul di oggi, che cosa le piace? "Mi piace la modernità, il dinamismo, i 16 milioni di persone che pensano, progettano, fanno arte ma anche politica. Non mi piace la frenesia di distruzione, con cui si demolisce tutto per costruire qualcosa di non necessariamente bello o utile, solo nuovo. Poco prima di Gezi Park – che era, appunto, il tentativo di radere al suolo un parco in centro – c’è stato Emek Sinemasi, che ho seguito da vicino, con molta tristezza". Emek Sinemasi è un vecchio cinema degli anni Trenta, un cinema storico, costruito ai tempi di Atatürk, che è stato purtroppo demolito, per farne un ennesimo shopping center. "La scorsa primavera sono stato coinvolto anch’io, così come i miei amici registi, attori, sceneggiatori, che hanno cercato di difendere il cinema, scendendo in piazza, protestando, ergendo barricate contro i bulldozer e contro la polizia. Anch’io ho protestato, twittato, e alla fine – quando la battaglia è stata persa e il cinema distrutto – ho deciso di salvarlo come potevo: l’ho messo nel mio libro. E’ meraviglioso il potere delle parole, dell’arte: ci permette di salvare quello che amiamo dall’oblìo". Perché tanta passione? In fondo era solo un vecchio cinema. "E’ stato uno dei primi dove sono andato, da bambino. Dove ho scoperto la magia di quello che sarebbe poi diventato il mio mondo. All’epoca, negli anni Cinquanta, in Turchia i bambini sotto i sette anni non potevano entrare nei cinematografi. E io invidiavo i miei fratelli, che avevano il permesso di andarci. Insistevo con mia nonna, che ogni settimana diceva: "Cosa fanno al Citè? Cosa fanno da Emek? Se fanno un film con la leonessa, andiamo". La leonessa era il leone ruggente della Metro Goldwyn Mayer… Finché la nonna, contravvenendo alle regole, un giorno mi portò. E per la prima volta sono entrato in un cinema. Sono caduto nell’incantesimo che è diventata la mia vita". E magari si ricorda ancora il primo film che ha visto… "Certo: Cleopatra, il mitico Cleopatra con Richard Burton e Liz Taylor. La ricordo tutta vestita d’oro quando arriva a Roma, con il corteo trionfale, i diademi egiziani in testa, da regina. E Roma. C’era già Roma nel mio destino".
Lei parla molto, nel libro, di destino, di coincidenze, di amori finiti e irrisolti, di rimpianti e fantasmi... "Non solo nel mio libro. Questa è la stoffa di cui sono fatti anche i miei film.

da  D di Repubblica

Ferzan Ozpetek i trailer, continua…

Relax ?

 

relax

clicca

Pulseras rojas

 

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Sei mani intrecciate, con al polso un braccialetto rosso: è il simbolo di questa storia, delicata e forte nello stesso tempo. Sei ragazzi che si incontrano in ospedale e stringono un patto amicizia per affrontare le difficoltà della vita e crescere insieme. Risate, commozione e riflessione nella fiction, adattamento italiano della spagnola ‘Pulseras Rojas’, tratta dal romanzo ‘Il Mondo Giallo’ di Albert Espinosa. -

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La pagina ufficiale

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Troppo poco tempo per poter stare con loro, ma sufficiente per capire che bravi ragazzi abbiamo incontrato in conferenza stampa.

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Dietro le quinte

 

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Cesare Bocci arriva al Giffoni Film Festival per incontrare i ragazzi  e loro non lo deludono: sul Blue Carpet scandiscono il suo nome come hanno fatto in questi giorni con Lea Michele o Matt Bomer e solo qualche minuto prima per il cast di Braccialetti Rossi.

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Blue Carpet, Photocall, Interviste alle più grandi star nazionali ed internazionali, ma c’è anche il backstage e dietro le quinte di tutti i collaboratori del GFF

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E' bellissimo condividere attese, pareri, emozioni, delusioni... tutti simpatici... persino i sergenti di ferro della security...

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Senza …musica !

 

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Ecco come suona Bohemian Rapsody dei Queen senza accompagnamento strumentale.

mercoledì 23 luglio 2014

Stregati dalla luna

45 anni fa…

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Sono le 22,17 del 20 luglio 1969 quando l'astronauta americano Neil Armstrong compie il fatidico passo con il quale lascia il modulo spaziale Eagle e mette piede sulla Luna. La missione ripaga gli Stati Uniti dei primi insuccessi nella corsa alla spazio che, con lo Sputnik e con Gagarin, avevano visto la prevalenza dei sovietici. Lo sbarco sulla Luna, il 20 luglio 1969, segnò l'apice della corsa allo spazio fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Per quasi 20 anni le imprese spaziali sono state un nuovo teatro della Guerra Fredda, una gara tecnologica senza risparmio di colpi cominciata ufficialmente il 4 ottobre 1957 con il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1. Il suo segnale, dallo spazio, segnava il primo punto a favore dell'Urss. Quel 'bip' emesso dal satellite per 20 giorni consecutivi prese alla sprovvista gli Stati Uniti. Per l'Urss fu un orgoglio nazionale e per il mondo segnò l'inizio dell'era spaziale.Neppure un mese più tardi, il 3 novembre 1957, l'Urss lanciò lo Sputnik 2: fu un altro primato perché a bordo c'era un essere vivente, la cagnetta Laika. E poiché Laika sopravvisse all'ingresso in orbita ma poi morì per lo stress e il surriscaldamento, nel 1960 l'esperimento si ripeté, stavolta con successo, con i cani Belka e Strelka. -

45 anni fa

Sulla Luna Apollo 11 ci arrivò, alle 22,18 italiane del 20 luglio, con qualche brivido come il blocco di un computer per sovraccarico o il consumo spropositato di carburante, non preventivato. Uscirono dal LEM, il modulo di atterraggio, alle 4,56 italiane del giorno seguente, fecero la famosa impronta e due ore buone di passeggiata, raccolsero una ventina di chili di pietre e polvere lunare da riportare indietro e lasciarono sul nostro satellite degli specchi, grazie ai quali anche oggi possiamo calcolare la distanza Terra Luna con enorme precisione, grazie al laser. Al ritorno fu un delirio di festeggiamenti, l'America aveva dimostrato l'impossibile conquistando la Luna in un tempo ridicolmente breve, come voleva il suo presidente che purtroppo non vide mai questo enorme successo, venne ucciso a Dallas dimostrando che non si può mai essere veramente amati proprio da tutti. di Leopoldo Benacchio       - Il Sole 24 Ore - 

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Il presidente americano Barack Obama ha ricevuto alla Casa Bianca Buzz Aldrin e Michael Collins, i due membri dell'equipaggio dell'Apollo 11 che, con Neil Armstrong (morto nel 2012), 45 anni sbarcò sulla luna.
    "Sono onorato di poter ricevere gli astronauti alla Casa Bianca per ringraziarli di aver servito il Paese e hanno ispirato generazioni di americani, me compreso, a sognare in grande".  "Gli Usa sono piu' forti oggi grazie alla visione di Kennedy e del coraggio dei tre astronauti".

Vittima degli eventi

 

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Claudio Di Biagio di “Non Aprite Questo Tubo” e Luca Vecchi di “The Pills” sono arrivati al Giffoni Film Festival ed hanno presentato il loro mediometraggio “Vittima degli eventi”

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Prendere un mostro sacro del fumetto di tutti i tempi, Dylan Dog, e farne un mediometraggio attraverso il crowdfunding. È questo il progetto ambizioso ma riuscito che Claudio Di Biagio e Luca Vecchi hanno presentato alla Masterclass del Giffoni Experience.  

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“Vittima degli eventi”, è il titolo del film che avrà una distribuzione originale: andrà solo online a partire dall’ottobre 2014, sulla piattaforma Youtube, distribuito dalla the JackaL. La promozione tuttavia è di quelle da grande schermo.  

Claudio Di Biagio di “Non Aprite Questo Tubo”

Luca Vecchi di “The Pills”