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sabato 3 ottobre 2015

Il Manuale di Nonna Papera

 

cover

Il 14 ottobre il Manuale di Nonna Papera – uno dei libri per ragazzi più popolari negli anni Settanta – esce di nuovo nelle librerie in una riproduzione della sua versione originale pubblicata nel 1970 da Mondadori.

La prima edizione del Manuale di Nonna Papera fu pubblicata nell’ottobre del 1970. I curatori furono Mario Gentilini, Elisa Penna e Giovan Battista Carpi, tre nomi molto importanti nella storia del fumetto Disney italiano:…

Su internet il blog Fragole a merenda ha ricostruito l’archivio delle ricette pubblicate nelle diverse edizioni: nel settembre del 2011 ha chiesto aiuto ai fan e a chi aveva ancora in casa vecchie copie del manuale, ottenendo molte risposte. Dopo aver quasi completato l’elenco delle ricette, nell’aprile del 2012 i curatori del blog hanno contattato Luisa Ribolzi, una delle maggiori autrici delle ricette del manuale che lavorò per Mondadori dal 1970 al 1972. Molte ricette – ha raccontato Ribolzi in un’intervista al Corriere della Sera – venivano dall’archivio Mondadori, molte altre da ricordi e esperienze personali.

io e nonna papera

dal blog Fragole A Merenda:

Io & Nonna Papera

Non capita a tutti di scoprire la vera identità di un personaggio dei fumetti che si leggevano da piccoli. E se messa così vi sembra una storia surreale, provate a leggere quel che mi è capitato in compagnia della suddetta signora. Che, lo ricordo a chi non l’avesse frequentata sulle pagine di Topolino, cucina molto e bene.
Questa è la storia di come il ricordo di un vecchio libro di cucina, il mitico “Manuale di Nonna Papera”, è riuscito a… trasformarsi in un libro nuovo! E’ una storia iniziata sulle pagine di questo piccolo blog, proseguita in centinaia di cucine d’Italia e finita sulle pagine di un grande quotidiano e poi in edicola: con un Manuale ristampato tale e quale a quarant’anni di distanza. E’ la storia bellissima di una blogger – la sottoscritta – che vuole scoprire chi c’era dietro le ricette che l’avevano fatta sognare da piccola, quelle con le quali aveva imparato a cucinare. Una storia avventurosa di cocciutaggine e d’amore, che nonostante le premesse ha trovato un lieto fine.  Una storia di quelle che uno s’immagina solo nei fumetti e invece è tutta vera…

continua…

EPILOGO (giugno 2013)

Mi ricordo che la prima “nuova ristampa” del Manuale è da mesi in casa mia: finalmente realizzo il pdf con le ricette preparate, raccontate e fotografate dai lettori di FRAGOLE A MERENDA! E’ un’edizione del Manuale “autenticamente vissuta” : un pezzo della storia di questo libro fantastico.

Potete scaricarla con un clic.

martedì 25 agosto 2015

Come ti rubo la Nutella

 

$_57

Daniel Schobloch, il creatore del blocco, ha raccontato che la cosa era iniziata come un gioco, perché un suo amico si lamentava del fatto che i figli gli rubassero la Nutella. Poi c’è stato un passaparola e molta gente ha chiesto a Schobloch di vendergliene uno, così è cominciata una produzione di massa e la vendita su eBay. 1.000 pezzi sono già stati venduti, dice Schobloch. È chiaro che non si tratta di un vero antifurto, la struttura in resina si rompe abbastanza facilmente, ma a quel punto restano le prove evidenti del furto.

www.nutella.com/it/it

L’organizzazione Verbraucherzentrale Hamburg che si occupa di consumi e informazione ha pubblicato sulla propria pagina Facebook una rappresentazione approssimativa del contenuto di un vasetto di Nutella.

venerdì 14 agosto 2015

Pizza !

 

Strade di Napoli: biancheria stesa ai balcon, venditore di pizza al mercatino

Un ragazzo vende la pizza in un mercato di Napoli, nel marzo del 1953.

Tra le pizzerie storiche di Napoli c'è Brandi. È aperta in Salita Sant'Anna di Palazzo 1 dal 1780 e la leggenda le attribuisce l'invenzione della pizza margherita. Nonostante i dibattiti e le polemiche che il Regolamento UE n. 97/2010 della Commissione Europea riportato nella Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio 2010 accreditante la denominazione Pizza Napoletana STG nel registro delle specialità tradizionali garantite, punto 3.8 dell’Allegato II non ha dissipato, questo vanto l'ha resa una meta obbligata del turista che visita Napoli, ma anche del curioso e del goloso.

E grazie alla maestria del pizzaiolo Raffaele Esposito, celebre in tutta Napoli per la bontà della sua pizza.  Il successo conquistato nella città gli valse ben presto l'invito alla corte della Regina Margherita, per la quale gli fu chiesto di confezionare una nuova pizza che da lei prese il nome di Pizza Margherita.

lunedì 20 aprile 2015

Fanno Male ?

cibo spazzatura

CHE COS'È UN OGM?

Un OGM è creato inserendo geni da una specie (in genere batteri o un virus) nel DNA di un altro. Ciò può provocare una pianta con caratteristiche che non si verificano naturalmente, come la produzione di pesticidi o la capacità di resistere alle alte dosi di erbicidi chimici.
Non tutti gli OGM sono progettati nello stesso modo. Colture possono essere progettati per fare un certo numero di cose diverse. Sono i tratti che causano la maggior preoccupazione per esperti agricoli, ambientali e medici:

1. resistenza agli erbicidi: impianti progettati per sopravvivere applicazioni di glifosato, una sostanza chimica che altrimenti li avrebbe ammazzati.

2. produzione di pesticidi: piante progettato per produrre tossine insetticide.

da CHIPOTLE

Non è vero che queste sei cose fanno male. O, almeno, non esistono al momento prove sufficienti per poterlo dire. Allo stesso modo non ci sono prove sufficienti per dire che facciano bene, o che davvero non facciano male. Semplicemente è a oggi impossibile per chiunque affermare con certezza che il glutine, l’aspartame, gli OGM, il glutammato monosodico, il colesterolo o il sale facciano davvero così male. Non possiamo dirlo, perché non possiamo saperlo

Expo-2015-Milano

1. Gli OGM fanno male, sono pericolosi, e non andrebbero mai mangiati
Non è vero. E non è vero perché al momento non esistono dati che dimostrino che non è sicuro mangiare un piatto contenente ingredienti OGM. Anzi, la grande maggioranza degli scienziati – 9 su 10, almeno – dice l’esatto contrario. E anche l’Unione Europea ha fatto una ricerca che ha portato a simili risultati. E così anche l’American Medical Association. Il vero problema è che quasi nessuno sa cosa siano davvero gli OGM. Tutto il mais e il granoturco che c’è oggi nel mondo – non solo quello davvero definito OGM – è geneticamente modificato. Addirittura anche il famoso divulgatore scientifico e conduttore televisivo statunitense Bill Nye, che per molto tempo è stato un forte oppositore degli OGM, ha cambiato idea di recente.

2. L’aspartame è cancerogeno: o comunque dannoso per il nostro corpo
Non si sa. Anzi, molti studi scientifici – e un sempre più grande consenso da parte di molti scienziati – mostrano che potrebbe anche essere vero l’opposto. Non significa che dobbiamo metterci a mangiare cucchiaiate di aspartame. Semplicemente non ci sono motivi per averne paura, se assunto in piccole dosi.

3. Mangiamo troppo salato
Si tratta di un’affermazione sempre più discutibile. Sappiamo per certo che mangiare troppo salato fa male, specialmente per chi soffre di alta pressione. In realtà gli scienziati non sanno – o perlomeno non sono tutti d’accordo – su cosa voglia dire “mangiare troppo salato”, su quanto sia il “troppo sale”, su quale sia il limite tra il mangiare nel modo giusto e il mangiare troppo salato. Come ha spiegato Peter Whoriskey in un articolo del Washington Post dello scorso mese, la comunità scientifica è così divisa al suo interno che molti ritengono che “una persona normale, e in salute, possa consumare fino a 6mila milligrammi di sale al giorno”. Per farsi un’idea, una normale dieta consiglia di non superare i 2.300 milligrammi al giorno, e uno statunitense medio consuma tra i 3mila e i 4mila milligrammi di sale ogni giorno.

4. Il colesterolo fa male
È un mito a lungo tenuto in piedi da molti, tra cui il governo degli Stati Uniti. È così poco vero che i principali esperti statunitensi, quelli che consigliano il governo sulle politiche alimentari, hanno ritirato il loro avviso che c’era da 40 anni riguardante i rischi del colesterolo: per esempio quello riguardante le grandi quantità di colesterolo nel rosso dell’uovo.

5. Il glutammato monosodico è pericolossisimo
È così pericoloso – secondo alcuni – che un articolo l’ha recentemente definito “il killer silenzioso che si nasconde nelle nostre cucine”. Anche questo non è vero. L’unica verità è che i principali organismi al mondo di vigilanza sul cibo – l’Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali degli Stati Uniti, le Nazioni Unite, i governi di Australia, Gran Bretagna e Giappone – hanno negli ultimi anni fatto molte ricerche sul glutammato monosodico, dicendo che è sicuro e non nocivo per gli esseri umani. Come ha spiegato lo Smithsonian Institution, un importante istituto di ricerca degli Stati Uniti, “il glutammato monosodico è forse poco salutare solo per quella piccola percentuale di popolazione che sembra essere sensibile ai suoi effetti. Per tutti gli altri non c’è nulla da temere”.

6. Dobbiamo rinunciare al glutine
Lo dicono e lo pensano in molti: circa un terzo degli abitanti degli Stati Uniti, per esempio. Circa uno statunitense su tre dice di impegnarsi il più possibile a ridurre cibo con glutine dalla sua dieta. Ci sono anche persone – coloro i quali soffrono di celiachia – che devono davvero evitare il glutine. Ci potrebbero poi essere altre persone – una piccola percentuale – che seppur non celiache sono allergiche al glutine: e anche loro devono rinunciarci. Ma in generale e per tutti gli altri non ci sono veri motivi per cui dovremmo rinunciare al glutine. Come ha spiegato Alan Levinovitz – autore del libro The Gluten Lie (la bugia sul glutine) – una delle più importante cose da fare parlando di scienza è non sovrastimare quello che sappiamo (o crediamo di sapere): “E quando si parla con chi davvero sta facendo ricerche sul glutine la risposta è che al momento c’è davvero poco su cui possiamo essere sicuri, parlando di glutine”.

@Washington Post 2015    @IlPost

venerdì 17 aprile 2015

World Exposition Milano 2015

 

expo

Il tema selezionato per l'Expo 2015 è “Nutrire il pianeta, energia per la vita” e intende includere tutto ciò che riguarda l'alimentazione, importantissima per la salute di ogni persona, dall'educazione alimentare alla grave mancanza di cibo che affligge molte zone del sud del mondo, alle tematiche legate agli OGM. Milano fu già sede dell'Esposizione Internazionale del 1906 con tema “i trasporti.

domenica 1 febbraio 2015

Brodo…perfetto?

 

brodo

Come mai tanta popolarità? Perché evoca un passato salutare, di quando si viveva come contadini mangiando i frutti della terra. E perché obiettivamente contiene diversi nutrienti: proteine, vitamine (soprattutto del gruppo B) e una certa dose di minerali, ferro e potassio. Inoltre sazia facilmente, togliendo la voglia di ingurgitare altro cibo. Infine ha un effetto rilassante e idratante. Utilissimo quando si ha l’influenza per liberare le vie aeree.

Il brodo perfetto? Limpido, denso e profumato. Ecco i 10 segreti per ottenerlo
1. Acqua fredda e fuoco basso
L’acqua in cui metterete la carne deve essere molto fredda e deve essere portata a ebollizione a fuoco lento. Lo diceva anche l’Artusi oltre cento anni fa: «Per ottenere il brodo buono bisogna mettere la carne in acqua diaccia e far bollire la pentola adagino adagino»

2. Prima la carne, poi le verdure
Il brodo perfetto si prepara per gradi: prima si mette la carne in un pentolone di acqua fredda. Dopo l’ebollizione si aggiungono le verdure, in modo che non cuociano troppo a lungo perdendo le loro proprietà nutritive

3. Sedano, carote e cipolla, la triade perfetta
Più sarà basico il vostro brodo, più sarà versatile al momento di utilizzarlo. Quali verdure scegliere? Sedano, carote e cipolla tagliati a pezzettoni sono la base classica e passepartout. Se volete potete aggiungere un pomodoro

4. Non esagerare con erbe e spezie
La regola della semplicità vale anche per erbe e spezie: non esagerate, farete sempre in tempo ad aggiungere sapori in un secondo momento. Usate erbe «evergreen» come alloro e prezzemolo. Se vi piacciono i chiodi di garofano, potete «conficcarli» nella cipolla in modo che poi non si disperdano nella pentola. Non serve nient’altro

5. Mischiare le carni
A meno che non si voglia preparare un brodo di pollo, per il generico «brodo di carne» è bene scegliere diverse varietà, così il sapore sarà bilanciato: usate cosce e ali di pollo, mezza gallina o mezzo cappone, manzo (scegliete un paio di tagli tra doppione, muscolo, sottospalla, noce, cappello del prete, brione, punta di petto, girello di spalla)

6. Non dimenticare le ossa
Le ossa di manzo o di vitello insaporiscono il brodo. Con il vantaggio che si prendono dal macellaio a pochi centesimi: approfittatene

7. Far cuocere a lungo
Calcolando dal bollore, per il brodo di carne servono dalle due alle tre ore di cottura a fuoco lento

8. Salare solo alla fine
Meglio non esagerare con il sale perché la cottura a fuoco lento estrae molta sapidità dagli ingredienti. E poi il brodo più cuoce più si concentra: salandolo all’inizio, quindi, si rischia un sapore troppo forte. L’ideale è salare (poco) verso fine cottura, quando il liquido non si restringerà più di tanto

09 Schiumare sì, ma senza impazzire
La premessa è semplice: i tagli di carne che si trovano oggi sono molto più magri di quelli di un tempo. Quindi non affannatevi a eliminare il grasso: quel po’ che ci sarà è proprio quello che insaporisce il brodo. La regola è: schiumare solo le impurità (la schiuma, appunto)

10. Filtrare con un passino a maglia fitta
A fine cottura, scolate carne e verdure e versate il brodo in un’altra pentola filtrandolo con un passino a maglia fitta. Così eliminerete anche le impurità rimaste dopo il passaggio della schiumarola. Et voilà, il brodo è pronto: godetevelo sotto forma di minestrina, oppure usatelo come base per una zuppa o un risotto. Sarà ottimo anche da bere liscio nelle serate invernali, come ricostituente.

giovedì 29 gennaio 2015

Expo Worldrecipes

 

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Gli autori del ricettario Expo worldrecipes sono media publisher, food blogger, chef, associazioni e consorzi di tutto il mondo che partecipano al progetto con le loro migliori ricette. Inoltre il nostro motore di ricerca acquisisce contenuti da fonti web selezionate in modo da arricchire i risultati di ricerca con le ricette dalla rete.

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Gli utenti del ricettario Expo worldrecipes potranno esplorare le ricette e le tradizioni culinarie di tutto mondo.

Scegli un Paese o una Cucina!

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martedì 11 novembre 2014

Un amore tra le pagine

 

ciak un amore tra le pagine

da Ciak: un amore tra le pagine

Questa è un vlog sulla cena pre-natalizia che Elena, donna che allestisce banchetti sempre prelibati e fantasiosi, ha preparato per me e Dani. Mi spiace aver ripreso poco ma nel video potete comunque rubare alcune sue idee per le decorazioni natalizie: albero a testa in giù appeso al lampadario della cucina (con utensili ed altri oggetti), il classico albero di Natale e poi quello meraviglioso dell'Avvento, decorato negli anni. In casa sua si respira un'atmosfera magica e surreale. Il menù è stato il seguente: ingannapreti con salsa di ceci, frittatina tricolore, cuscino di polenta con salsiccia e broccoli, pollo speziato con marmellata e cubana light. Nel post serata vedrete i deliri miei e di dani, non abbiamo fatto altro che ridere.
Spero che il video vi piaccia, alla prossima :*

Io sono Jo e qui caricherò video nei quali condividerò con voi le mie opinioni sugli ultimi film visti, libri letti e sugli episodi delle tante serie tv che seguo.

Il mio blog
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venerdì 29 agosto 2014

Matilde, Angela, Napoli e la coviglia

 

napoli

“ Napoli è il paese dove meno costa l'opera tipografica; tutti lo sanno: gli operai tipografi sono pagati un terzo meno degli altri paesi. Quelli che guadagnano cinque lire a Milano, quattro a Roma, ne guadagnano due a Napoli, tanto che è in questo benedetto e infelice paese, dove più facilmente nascono e vivono certi giornaletti poverissimi, che altrove non potrebbero pubblicare neppure tre numeri. I sarti, i calzolai, i muratori, i falegnami sono pagati nella medesima misura; una lira, venticinque soldi, al più, trenta soldi al giorno per dodici ore di lavoro, talvolta penosissimo. I tagliatori di guanti guadagnano novanta centesimi al giorno. E notate che la gioventù elegante di Napoli, è la meglio vestita d'Italia: che a Napoli si fanno le più belle scarpe e i più bei mobili economici; notate che Napoli produce i migliori guanti”.

da Il Ventre Di Napoli

Questo scriveva Matilde Serao. Pagine che, in tono documentaristico e bozzettistico, ritraggono l’ambiente popolare napoletano.

matilde serao

Matilde Serao (Patrasso 1836-Napoli 1927) è stata la prima donna italiana ad aver fondato e diretto un quotidiano.

Nata in Grecia da padre italiano emigrato (l'avvocato napoletano Francesco Serao) e da madre greca (Paolina Borely, nobile decaduta, discendente dei principi Scanavy di Trebisonda), venne in Italia con la famiglia nel 1860, dove frequentò la Scuola normale di Napoli, conseguendo il diploma di maestra. Fu impiegata per due anni ai telegrafi di Stato, iniziando in quel periodo la sua collaborazione a giornali locali; nel 1878 entrò nella redazione del Corriere del mattino.

Trasferitasi a Roma nel 1882, collaborò alle più importanti riviste romane e conobbe Edoardo Scarfoglio, che sposò nel 1885 e dal quale ebbe quattro figli. Con il marito fondò il Corriere di Roma e passò poi al Corriere di Napoli (sul quale apparve la sua famosa rubrica Api, mosconi e vespe) e nel 1892, lasciato il Corriere, fondò sempre con Edoardo Scarfoglio Il Mattino, che abbandonò nel 1904, dopo la separazione dal marito (1902) per dar vita al Giorno, che diresse fino alla morte.

coviglia

Il Corriere Della Sera racconta della passione della scrittrice per la coviglia al cioccolato:

La coviglia è il sapore del mio gelato da bambina. Mia madre lo comprava in una pasticceria di Mergellina, e appena a casa veniva conservato con sacro rispetto nel freezer. Erano bicchierini bianchi o di metallo, ciascuno di un colore diverso. Ma il sapore della coviglia, quello non lo dimenticherò più. A metà strada tra un gelato e un pasticcino. Unico. Appartiene alla stessa famiglia dello spumone e dello zuccotto. Ne era grande appassionata la scrittrice Matilde Serao, che  la descriveva persino  nel suo libro «Paese di Cuccagna»….

da   La coviglia al cioccolato, il gelato di Matilde (Serao) 

da    RACCONTI DI CUCINA / di Angela Frenda

angela frenda on twitter

Angela Frenda, napoletana:  ho imparato da mia nonna Angela come friggere un crocchè senza spaccarlo. E da mia nonna Olga che ci possono essere parole non dette anche in una pasta al forno con le polpettine. La cucina resta il mio luogo segreto, dove (forse) mi vengono le idee migliori. Amo il tè alla mandorla e zenzero, le ciliegie, la brioche rustica, la giardiniera e la pasta alla genovese (anche non in quest'ordine). Sono food editor del Corriere della sera e responsabile del canale La Cucina del Corriere. Con le videoricette di Racconti vi invito a scoprire e sperimentare insieme i miei piatti del cuore

Angela Frenda  su facebook e su twitter

racconti di cucina

LA COVIGLIA AL CIOCCOLATO

Ingredienti: 225 g di cioccolato fondente; 80-100 g di zucchero (dipende dal tipo di cioccolato); 4 tuorli; 5 dl di panna montata senza zucchero; 3 albumi, 1 cucchiaino di succo di limone, 2 cucchiai di rum.

Procedimento: spezzettate il cioccolato, raccoglietelo in un tegamino e lasciatelo fondere a bagnomaria. In una terrina lavorate i tuorli con lo zucchero sino a ottenere un composto liscio e spumoso, poi unite il rum e il cioccolato fuso. Quindi incorporatevi la panna montata stando molto attenti a non rompere il composto e gli albumi montati a neve con un cucchiaino di succo di limone. Suddividete il composto in bicchierini di porcellana oppure di carta (per poterli sformare facilmente), sigillateli con la pellicola trasparente e conservateli in freezer al massimo per una settimana. In genere a Napoli le coviglie venivano servite in appositi bicchierini di metallo argentato. Oggi sono stati  sostituiti (purtroppo) da quelli di plastica. Si tratta di veri e propri cioccolatini, golosi e nutrienti. Da regalarsi ogni tanto. Ricordandoci  che  il cioccolato ha un effetto tonico sul sistema nervoso.

Da Racconti di Cucina, Corriere della Sera

Matilde Serao la descriveva nel suo libro

Il paese della Cuccagna” “….spumoni, metà crema e metà gelato, di tutte le mescolanze, … adorazione delle donne e dei ragazzi… entusiaste erano le signore che vedevano apparire gli spumoni, dai colori seducenti nella loro tenerezza, dal candido fiocco di spuma nel mezzo, e davano un gridolino di commozione e tendevano le mani, involontariamente…“ . Un tempo si vendevano in bicchierini di alluminio, attualmente sostituiti da quelli di plastica, con coperchietto. Sono ad un sol gusto ma la classica è al cioccolato o alla nocciola o al caffè o ancora alla fragola. È nel 1700, quando il gusto delle dame di «buon garbo » sensibili e disappetenti esige diete leggere e carezzevoli, voluttuose, morbide e dolci, che due oggetti di lusso, di delicatezza e di gusto in Italia portano il vanto in tutta Europa: «liqueurs d’Italie, glaces à l’itaienne» vogliono gli stranieri.

Iolanda Brigata di Cucina

www.brigatadicucina.it

lunedì 18 agosto 2014

Vino con le percoche

 

vino e percoche

Per qualcuno, è la Sangria Napoletana.    Perché il vino con le percoche è un classico fine pasto partenopeo. E che prevede  una serie di varianti legate non solo alle spezie ma anche al tipo di vino da utilizzare: rosso, bianco, frizzante. Perché questo è un piatto che va sorseggiato sotto un pergolato. O in spiaggia, in riva al mare. Basta avere delle percoche ben mature, e «affogarle» nel vino con maestria. In modo da concludere pranzi e cene estive. Per farvi capire cosa sia la percoca, prendo in prestito la spiegazione dal web: «La percoca è una varietà di pesca caratterizzata da una polpa particolarmente compatta ed aromatica e dall’epidermide gialla con sfumature rosso intenso. Fino agli anni ‘70 era anche la pesca più coltivata in Campania, perché preferita dai consumatori locali».

Ai social network dipendenti farà piacere sapere che su facebook esistono ben 5 gruppi, il gruppo “Percoca nel vino” , “Percoca ind o vino” , “O vin cu a percoca”, “Amanti del vino con la percoca”, una Gang “della Percoca nel Vino di Gragnano” e addirittura un “Partito delle Percoche nel Vino”.

La ricetta
1 kg. di percoche
1 litro di vino
Lavate e pelate le percoche. Riempite una bella brocca capiente del vino bianco e fateci cadere dentro le percoche mano a mano che le tagliate a pezzi grossi e rigorosamente irregolari. Mettete in frigo per un’oretta e servite bello fresco.
Il segreto di questa ricetta sta nel disporre di percoche mature, ma belle sode e saporite; nel taglio irregolare e nell’inconfondibile “splash” prodotto dalle percoche nel cadere vino bianco a mano a mano che le tagliate.